TERRA DI NESSUNO

TERRA DI NESSUNO




di Giorgio Agamben, Isabella Bordoni, Marcello Sambati

Sul corpo
diluviato cado.
Addio, pagina pensiero.
Ho un corpo
da pensare,
un corpo
da smembrare;
ho confuso la mia carne con la tua.
Corpo limitato confinato piumato.
Corpo stremato fuocato;
tessuto di oscurissime vocalità
violato
di tempo inapparso
! non toccherai mai terra !
Sigillo e spiga
linguaggio della spiga;
rammenta, trema.
L' utilità fu inutile
e il canto ci disincarnò.
Udimmo le parole dell' angelo
e cademmo nel contrario,
ricordammo innesti femminili, spietramenti, ventilazioni.
Cosa diceva chi parlava?
Rostri, punzoni
nei tessuti della nostra luce.
Corpo oscurità
vaginale e chimerico...
Presto sai
il corpo non dura...
Maschio
femmina
astri
fotogrammi.
Devi prendere corpo disse
e l' io ieratico
solo
nullo
prese corpo.

Sul bordo della strada lei, la vergine inconsolabile spargeva /
forse lacrime di forse sale. Nel delirio /
della memoria il corpo ebbe un forse fremito e fu ebbra /
in un attimo. Questo -disse- questo è un giorno qualsiasi, questo /
-disse- questo è il mio saluto alle cose: ecco vedi ora /
alzo la mano e saluto, mi accarezzo i capelli e saluto, mi sfioro la pancia e saluto, e
saluto.

Poco fa, ho aperto la finestra ed io ero vecchia... mi sono rigirata l'anello al dito e a ogni giro la pelle era più chiara, il corpo ora lontano, ora vicino.
Qui, in questa casa, mi ricordo che la vecchiaia ha i tuoi vestiti e le tue scarpe e questa mano rapida.
Il tempo in procinto di esistere è già altrove.

Fondimi, materiami, promettimi.
Corpo apertura, spaccatura, dimora di mosche carnarie.
Corpo incantesimo
purissimo, tenerissimo.
Corpo incarnatore
seminario dei fuochi, scrigno dei verbi.
Azzurro, abisso.
Polline,
seme,
scheggia.
Corpo delle infanzie.
Corpo aquilone.
Conta i giorni, numera le notti, somma le stagioni corpo dei colori, della serpe, della farfalla.
Liocorno.
Corpo tutto.

Qualcuno mi passa i suoi sogni.
Il sogno inizia sempre quando la chiesa crolla: sono appena entrato così su di me cadono i blocchi, cubi color sabbia, cadono così leggeri che si direbbero vuoti dentro. Sono di una sostanza che è senza materia, non-materia, sono l'idea di un colore e di una forma. Cadono, mi coprono, il peso si appoggia appena sulla mia carne, sono la visione del mio corpo diffuso, materia unica delle cose.
Questa notte ho sognato un bambino, vestito a festa in abito bianco, nè vicino nè lontano, era fermo come in un vuoto di memoria, come un‘immagine che non mandava più luce. Il corpo si squagliava dal fondo...
Voglio raccontarti una storia: c'è un mulino che gira da solo e macina da solo e lancia la polvere a cento verste di distanza e c‘è anche un palo sormontato da una gabbia d‘oro che è pure il chiodo del Nord e c'è un gatto molto saggio che va sù e giù per questo palo, quando sale narra racconti, quanto scende canta canzoni, io lo sento ogni notte che dice: Voglio raccontarti una storia.

Il vero non ha finestre il vero non guarda fuori nell'universo.

Vivere
nell' intimità di un essere estraneo e non per conoscerlo, per renderlo noto, ma per mantenerlo lontano,
lontano
anzi
inapparente
così inapparente che il suo nome lo contenga tutto
tutto
e pur nel disagio
giorno dopo giorno
non esser altro che
il luogo sempre aperto
la luce
luce
intramontabile
in cui quell' uno
quella cosa
resta per sempre esposta e murata.
non ciò che abbiamo visto e poi
dimenticato
torna ora imperfettamente
alla memoria
ma piuttosto noi
accediamo in quel punto
a ciò che non è mai stato
alla dimenticanza
come patria
della coscienza

Rammenta in bilico corpo irrorato senza limite brulica.
Corpo tara, corpo che parla, materia che sogna, corpo albeggiato e innamorato, corpo inutilmente
lasciami udire, lasciami capire. Scivola la realtà nell‘acre e poi non esiste bellezza ausiliatrice.
Corpo illuminato perdona
corpo della mia specie disciolto
perdona
il volto che sconfina
la mano che sfiora, sente, separa, soccorre
perdona
le nostre materie oh corpo
sorridono
in fuoco dolcissimo i verbi
sulla parete del cuore.
Sparisci, mi sparisci.
E' sempre un infinire.

Sono meteore.
Sono mobili nuvole nere e lasciano
buchi improvvisi in improvvisi rumori.
Il mio corpo brucia: lo oltrepassa la luce di taglio e lascia sottili ferite di lame sottili:
lo sento svanire e sento il rumore che fa quando sgorga dal cuore, quando esce dai pori l' odore
che cade
per terra,
l‘odore che resta nell' aria.
Lo bagno ma brucia: brucia il mio corpo dal cuore.

Infine,
povero di scie,
luogo sordo corpo
senza scopo,
di snodi e scansioni
limato davanti al tempo,
sciogliendoti,
inconcluso,
incondiviso.
Ti sento tremare trema
-trema-
corpo di latte, di rovo, di succo, fratello che non so. Corpo
incorporeo, intrecciato, smarrito, lacrima e lume,
quaderno di tutti i giorni,
corpo rubato al nulla,
nodo e miele,
radura cerchiata del pensiero,
solo e plurale
stilla in gocce inaudite, contro la nudità bruciano le scorze.
Buona fortuna, corpo.











TERRA DI NESSUNO
© 1993

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