Energia
di
Roberto Paci Dalò
Primavera
1985, forse aprile.
Si vuole realizzare uno spettacolo da farsi a Gerusalemme.
Poi si decide di non partire più e di presentare uno spettacolo a Reggio
Emilia. Il gruppo, la compagnia, nasce contemporaneamente a Sentieri Segreti.
Il primo lavoro. Bisogna decidere il nome della compagnia e fin dall'inizio c'è
un'insofferenza per una definizione strettamente teatrale. Si decide, dopo giorni
di conversazioni, per Giardini Pensili. Luogo mitico e domestico allo stesso tempo.
A questo nome si arriva passando anche da Orti Botanici il titolo di un'opera
di Mario Schifano.
Giardini Pensili
È fin dall'inizio un luogo del
pensiero e dell'azione leggera. Sotto questo nome vengono presentati spettacoli
ma allo stesso tempo prodotti concerti, pubblicazioni, installazioni, progetti
speciali. Un nome è un luogo dello spirito e talvolta fisico. Nel corso del tempo
si incontrano persone con cui vengono instaurati rapporti di amicizia e collaborazione.
L'artista inglese Richard Long che realizza per lo spettacolo Temporale il lavoro
audio Desert Circle basato su un suo testo. Richard Long: dell'arte necessaria.
Il desiderio di realizzare opere che si fanno di sé, attraverso il processo
più semplice. Come camminare per giorni ed alla fine scoprire un risultato
non previsto.
Roma è il punto di riferimento a partire dal 1987.
Senza abitarci ma con frequenti viaggi e potendo contare sull'amicizie e la
stima di persone come Lorenzo Mango, Giuseppe Bartolucci, Filiberto Menna. Il
nuovo teatro in un periodo così cupo come gli anni ottanta.
Rimini
è un'astrazione.
Ci si abita - fuori dalla città, sulle colline
- ma non si hanno rapporti con la città. Molto più intenso è il
rapporto con lo spazio mentale e fisico dei luoghi attorno alla città.
La Romagna, le Marche. Regioni strane.
A Firenze, 1986
Osservazioni
Temporali. Progetto con la partecipazione di artisti di discipline diverse. Osservare
il tempo (scolpire il tempo avrebbe detto Andrej Tarkowskij) in giornate di lavoro
comune. Pochi giorni prima di andare in stampa la notizia della morte di Joseph
Beuys. Una figura chiave nella nostra riflessione artistica. Inevitabilmente il
progetto è dedicato ad un artista amato e tutto assume caratteristiche
non previste inizialmente. Di quel periodo si ricordano gli interminabili viaggi
in auto attraverso gli Appennini con le strade piene di neve.
A Santarcangelo
si incontra durante l'estate
il sound artist Akio Suzuki è immediato il feeling
e pochi mesi dopo si presenta Sound House in una piccola sala vicino alla statale.
Due anni dopo si ritornerà insieme a Santarcangelo per una produzione più
complessa Arcipelago che termina ancora alle prime luci dell'alba dopo l'ultima
replica serale. Appuntamento per il pubblico all'alba del giorno dopo di fronte
al teatro per un percorso nel paese ancora immerso nel buio. Si aspettano tre
o quattro persone e la sorpresa di vederne un centinaio è grande. Molti
hanno preferito dormire di fronte al teatro pur di esserci. Il percorso si svolge
tra i vicoli del paese per terminare in un punto più alto dove da una zona
in costruzione tipicamente urbana, si vede tutto il paesaggio attorno. Ancora
pochi suoni, movimenti lentissimi per scomparire dietro la casa.
Ritornano
le parole:
leggerezza, velocità, precisione. Italo Calvino e le lezioni
americane. Cy Twombly a quel tempo è un altro riferimento. Le calligrafie,
i segni sulla carta. Saul Steinberg e le visioni americane.
Corrispondenze
Naturali
è lo sviluppo del processo avviato con Sentieri Segreti. Una
riflessione partecipe della natura e della tecnologia questa volta ampliata dall'eco
della voce. Spettacolo quasi senza parole tranne nell'ultima parte dove la voce
fuori campo commenta un piccolo fuoco al centro della scena. La fascinazione per
i teatrini, per le scritture, per l'arte povera. Prove nell'inverno, nella neve
vera di una sala non molto attrezzata. Ma Corrispondenze Naturali diviene un momento
fondamentale. Si presenta ovunque. Dagli USA al Medio Oriente attraversando ripetutamente
l'Europa. E ogni volta è uno stupore per lo smarrimento, la perdita delle dimensioni
e del tempo che provoca nello spettatore. Filiberto Menna scrive in occasione
di una presentazione vicino a Roma uno dei testi più belli sul lavoro di Giardini
Pensili: "Cercando l'opera d'arte totale".
Paesaggio con figure.
Un
progetto di un anno durante il 1990 sulla visione del tempo e del paesaggio. Un'esplorazione
leggera attraverso i riferimenti continui sempre presenti nel lavoro. La lettura
del paesaggio, tempo e memoria, la fascinazione per una tecnologia povera o antiquata
coniugata con la tecnologia digitale, le infinite relazioni tra scrittura - poetica,
filosofica, visionaria in genere - e il suono. Il suono dei luoghi, le architetture
acustiche degli spazi dati, il suono strumentale, il suono delle voci e delle
sovrapposizioni di elementi autonomi.
Conversazioni interminabili
su
come stare in scena. Sulla presenza dell'attore, sul rifiuto dell'attore. Fino
ad arrivare alla constatazione di come la riduzione massima sia il corpo stesso
dell'attore. La sua voce nuda nel vuoto del teatro senza scene. I muri riflettono
il suono e le ombre. Ogni parola cade come un bicchiere.
Durante il 1990
si realizzano una serie di sezioni del progetto in teatri e in luoghi non
deputati. A Verona arrampicandosi alle prime luci del giorno su una collina con
un piccolo gruppo di partecipanti/spettatori. Reminiscenze delle esperienze parateatrali
di Jerzy Grotowski. Al termine, in cima, si presenta un breve pezzo. La voce di
Isabella accompagnata dal suo piccolo armonium indiano - un memoria dei readings
di Allen Ginsberg - . Un lungo suono, una nota pedale che si fonde con le parole
in una dimensione atemporale fatta di minime variazioni.
Poi Urbino,
Colonia,
Modena - in compagnia di Giancarlo Cardini: finalmente si riesce a lavorare insieme
-, Rotterdam - al lavoro con musicisti olandesi per un confronto reciproco sul
suono del Teatro -, Washington D.C., New York. A New York in uno dei templi della
ricerca: Experimental Intermedia Foundation diretta da Phill Niblock. Là si realizza,
senza saperlo, uno dei primi lavori basati sui sistemi della telecomunicazione.
La voce di Isabella giunge sulla scena via telefono dell'Italia. Sui manifesti
è scritto "Very Far Voice" e il pubblico resta affascinato da uno strumento
banale come il telefono. La voce che giunge d'oltre oceano in tempo reale in una
sala a Manhattan. Nuovi incontri, nuovi mondi: John Cage al termine del pezzo
ci esprime entusiasmo per il lavoro invitandoci a casa sua. Robert Ashley vede
delle singolari relazioni tra il suo lavoro e il nostro, soprattutto nella relazione
tra testo e suono.
Nel 1989 Linz.
Ad "Ars Electronica" il mattino
dopo la presentazione di Terre separate terre unite si avvicina una persona che
molto semplicemente si presenta come Heidi Grundmann della radio austriaca. Dice
che ha molto apprezzato il lavoro e che a suo avviso contiene una forte presenza
radiofonica - anche se alla radio non si era pensato proprio per questo progetto
-. Heidi diventerà l'accesso ad un pensiero radiofonico ed a una cosciente
presa di possesso della riflessione sulla elettronica e sulla tecnologia digitale
in un contesto artistico. Un "allargamento della coscienza" che vede tra gli altri
responsabili Robert Adrian X e Pinotto Fava.
Novafeltria un paese sulle
colline della Valmarecchia
- il paesaggio di Piero della Francesca - ha un
teatro d'opera in miniatura costruito nel secolo scorso. In questo luogo protetto
vengono realizzate ulteriori fasi del lavoro. Le giornate si alternano tra le
prove e le visite al fiume dove la raccolta di pietre costituisce parte integrante
del lavoro. A Novafeltria si lavora con Marcello. Una delle più belle voci
del teatro italiano. Novafeltria e il suo "Teatro Sociale" diventerà il
luogo abituale di produzione in Italia. Un posto unico.
A dicembre, quasi
alla fine dell'anno,
si conclude il progetto dov'era partito. A Rimini, nello
Studio Giardini Pensili, dove il viaggio della voce iniziato nel 1985 approda
all'uso del live electronics. La narrazione della singola voce diviene coro, leone,
uomo e donna insieme, polifonia. Notte.
È la tecnologia digitale che consente
un'ulteriore economia dei materiali. Ancora un pensiero per Luigi Nono e i suoi
infiniti possibili. La variazione continua e lo sviluppo di Carmelo Bene. Solo
una voce di fronte alla vastità.
Temporale.
Dedicato alla città
di Gerusalemme ed ai Rotoli del mar Morto. Ancora nel titolo un doppio significato
contemporanemente meteorologico e legato al tempo. Ancora voci, molte voci in
russo, ebraico, olandese. La voce russa di Lora Jablockina, nella casa in Valmarecchia
che divide con Tonino Guerra, pietra miliare del cinema amato degli ultimi trentanni.
A lui chiediamo di Tarkowskij, Antonioni, Paradjanov. Volentieri ce ne parla mostrandoci
le fotografie della sua casa di Tbilisi in Georgia.
Tonino ci invita
a
visitare una chiesa abbandonata per vedere se può essere un luogo per delle
riprese video. Ci arrampichiamo per un sentiero quasi cancellato e arriviamo nel
vuoto dell'abbandono. Tra scritte sui muri e tetto semicrollato. Camminando tra
le macerie della Madonna di Saiano che sembra un'immagine di Tarkowskij.
Roma,
durante l'allestimento italiano di Cave di pietra - dopo la prima in California
qualche mese prima -. Un pomeriggio decidiamo di andare al Labirinto, un cineclub,
a vedere un film di un regista mai sentito prima. Paradjanov. Là, nella
piccola sala nel cuore di Roma un colpo al cuore vedendo quasi tutto lo spettacolo
in prova trasferito sullo schermo. Scena dopo scena, sempre più simile.
Gioia.
Sempre più spesso
è ad Est che si guarda. Senza
andare troppo lontano.
Temporale èanche dedicato
a tre artisti:
Feldman, Tarkowskij, Scelsi. La spiritualità nell'arte e la vita quotidiana
come la donna che scrive a Tarkowskij dicendo - non sia come sia possibile ma nel
tuo film ho visto. Ho visto con stupore la mia infanzia, la mia casa e tutto era
esattamente così come tu lo racconti. Ogni colore, ogni odore. Ti ringrazio
per questo. -
Terrae Motvs è uno sviluppo ulteriore.
Problemi,
un incidente a Marcello durante le prove e la necessità di presentare un Preludio
a Salerno e Parma. Poi finalmente il lavoro completo a Roma. La voce acquista
caratteristiche diverse, ancora in mutazione. Non c'è omogeneità tra gli attori
e volutamente non si cerca un timbro comune. La voce "oracolare" di Isabella che
si muta con l'elettronica. Le parole cantate per la definizione di un contesto
che trascende il moderno per collegarsi a qualcosa di più antico, precedente.
Zeami: il segreto del teatro No. È Sandro Lombardi de i Magazzini che spinge alla
lettura di un testo basilare per il lavoro teatrale.
Come nell'opera di
Bill Viola
tecnologia e natura si sporcano reciprocamente ampliando i segni
dell'una e dell'altra. Il battito del cuore amplificato da il ritmo generale dello
spettacolo come nel tactus medievale. Il tempo delle parole è basato sul
ritmo cardiaco. Il corpo è libro aperto e l'attore è trasceso.
L'ultima
parte del 1992
porta a viaggiare lungo l'Europa e gli Stati Uniti. Prima ad
Alicante su invito dell'amico Llorenç Barber dove si presenta la prima
sezione de La Natura Ama Nascondersi. Un divertissement mozartiano. Un'operazione
di musicologia che vede al centro la fuga di Mozart da Vienna nel 1792 in compagnia
dell'amico e collaboratore Anton Stadler alla volta di Budapest. Nel lavoro viene
documentato questo straordinario periodo attraverso lettere, documenti, visite
ai luoghi dove i due profughi vivono per quasi quarant'anni. Le presentazioni
assumono forme diverse: ad Alicante e Barcellona sono più concerti scenici
mentre a Vienna ed Innsbruck viene realizzato un progetto molto più particolare
con attori, musicisti, cantanti al Museum Moderner Kunst di Vienna e presso il
Tiroler Landesmuseum di Innsbruck. Collegati non solo con un ponte radio ma anche
con il videotelefono. Il pubblico segue contemporaneamente lo svolgimento dell'opera
nei due luoghi in tempo reale.
James Rosen e la presenza del tempo nella
pittura.
I quadri sono scuri e senza elementi riconoscibili se non si dedica
il tempo ad essi. Di fronte al quadro gradualmente emergono colori, forme, segni
riconoscibili in un crescendo percettivo dove il silenzio è scandito dal
riconoscimento delle proprie immagini. Il lavoro di Rosen ha qualità temporali,
perciò musicali, che riempiono di suono l'osservazione.
Come
le fotografie di Guido Guidi
nelle quali il paesaggio quotidiano è
trasfigurato per iperrealismo. I segni, la luce, tutto così silenziosamente
italiano e emozionante nel sottotono. Elogio dell'ombra. Le infinite gradazioni
del grigio. Come si può fare un teatro così?
La
tecnologia è usata qui
come struttura anche teorica del progetto ma
lo scarto è dato dalla relazione tra materiali live (tra gli altri un ensemble
di musica tradizionale ungherese, un coro di voci bianche, attori) immagini "antiche"
quindi, viste attraverso un collegamento impensabile pochi anni prima.
Ancora
la relazione
tra macchine, corpo dell'attore, materiali tradizionali, voce,
movimento del suono nello spazio. Modificazione della percezione di elementi quotidiani.
Straniamento, spaesamento.
1992.
Napoli: un'innamoramento.
Finalmente si arriva in una città a lungo sognata.
E la risposta è immediata. Alla prima replica di Terrae Motvs al termine dello
spettacolo ci viene presentato Patrizio Esposito con il quale immediatamente si
troverano forti punti d'intesa che scaturiranno presto in progetti comuni.
Terra
di nessuno vede solo
un'attrice in scena. Ma non si tratta di un monologo.
- Non sono mai monologhi - Allestimento a Roma al Teatro Furio Camillo. Roma,
una città talvolta impossibile. Durante la presentazione delle repliche si organizza
del Disorientamento - attraverso le terre di nessuno del corpo e della voce Due
giornate di conversazione con ospiti di aree diverse. Filosofi, storici, artisti,
musicisti. È un po' fare il punto della situazione prima della partenza per Berlino.
Garofani,
Vienna, Volksbuhne, Pina Bausch,
Nelken, primavera 1993. Finalmente Pina dal
vivo. Al termine non c'è spazio per la lode. È tutto perfetto nell'aderenza
ai microeventi quotidiani. La vita ètrascesa sulla scena. Solo una composta
silenziosa commozione può commentare quello che è successo.
È
preferibile parlare del Teatro
[T maiuscola] per distinguerlo dal teatro [t
minuscola]. Il Teatro è una visione del mondo. Filosofia del silenzio e
dell'attesa. Luogo sovrano della riflessione. Casa della filosofia. Che filosofia
è se non è inscritta nel corpo? La filosofia senza corpo, la parola
senza corpo, è incompleta. Parziale. Nessuna esperienza si compie veramente
al di fuori del corpo. L'attore compie la filosofia che altrimenti rimane sterile
esercizio, sillabazione inutile legata alla pagina ma che da essa non è
libera.
Una visione
durante
la preparazione di Terrae Motvs. I territori ricoperti da cavi elettrici.
Ovunque passa energia. Il paesaggio vibra su un bordone di energia, inscindibile.
Inverno
1986. Treno per Firenze.
Un locale da Bologna, l'unico treno che c'è.
In uno scompartimento un bambino coi capelli rossi dalla faccia simpatica motiva
la scelta del posto. Di fronte a lui due occhi curiosi domandano qualcosa su di
te. L'incontro con James Rosen avviene sull'esempio della casualità provocata.
Pochi giorni dopo Jim viene a vedere Sentieri Segreti ad Argenta, un piccolo paese
vino a Ferrara. Segue una lettera su carta velina che ci porterà direttamente
a San Francisco.
Agosto 1993. A Rimini si presenta La lunga notte. Dice
il manifesto: concerto in simultanea interattiva con la partecipazione di poeti
e musicisti a Rimini, Innsbruck, Gerusalemme, Colonia. Un lavoro di mesi per realizzare
ponti radio tra paesi diversi. Alla sera le voci dei poeti in ebraico e arabo
rieccheggiano contemporaneamente in più città europee. Le parole
si mescolano ai suoni strumentali nell'emozione generale. Proprio quel giorno
è annunciata la pace in Israele e Palestina e il poeta Yehuda Amichai è
commosso nella notte dello studio di Gerusalemme di Kol Israel mentre dice questo
è il primo bambino che nasce nella nuova era. Il miracolo della radio,
il miracolo della scrittura e della distanza. La magia - ancora - delle voci lontane.
Teatro e Midrach -
una riscrittura di Marc-Alain Ouaknin
Un
teatro dell'ascolto (pensando alla"tragedia dell'ascolto" di Nono e Cacciari)
che mira a restituire fisicità alla parola poetica per affrancarla dalla
pagina scritta. Il corpo dell'attore, la sua voce, diviene libro aperto a infiniti
significati. È così che comprendere il Teatro diviene la proiezione dei
possibili più intimi nel cuore stesso delle situazioni in cui ci troviamo.
Guardare al Teatro è legarsi allo sconosciuto. È affermare la differenza,
mantenere la contraddizione, lasciare accadere lo sconosciuto e l'inatteso, lasciare
libera la dimensione dell'estraneità e dell'altrove. Fin dall'inizio si
mette fine all'idea che esista una verità che si nasconde dietro il Teatro
e che si tratta di scoprire. Mette fine a un'epoca teologica del teatro. Uno spettacolo
è un evento relazionale e non una sostanza da analizzare. Non è
una ricerca di unità nè di unificazione. Al contrario è ricerca
di separazione, fessura, intervallo. La frase: "Tutta la vita sono cresciuto tra
i Maestri" è interpretata da Rabbi Nahman di Braslav in questo modo: sono
cresciuto tra, e cioè nello spazio del niente, nel vuoto che separa e unisce
i Maestri. Designa lo scarto e la separazione come origine di tutto il valore
positivo. Questo spazio tra due posizioni è in un qualche modo politico
poiché è la manifestazione più eclatante del rifiuto della
chiusura: è il luogo dell'anti-ideologia per eccellenza. Le prospettive
contrastanti e conflittuali del senso formano un tessuto serrato in cui ciascun
punto di vista giunge a se stesso attraverso il suo rapporto con altri punti di
vista. Il Teatro scopre un'intenzione, una modalità d'essere che non si pensa
nel suo rapporto con il mondo come sapere, possedere o conoscere. Il Teatro non
è un sapere ma un'esperienza, un incontro. Il Teatro non è conoscenza
dell'essere ma il suo rispetto. Il Teatro non è nè potere, nè
violenza, ma tenerezza. Non è fusione ma relazione. Enigma di una relazione
senza relazione. Il Teatro è di volta in volta un altro teatro, un'altra
via, un'altra esperienza. Il Teatro non è, ma diviene; questo significa
che deve esistere come emergenza di nuove figure, altre, del pensabile e dell'agire;
esso esiste nella sua alterazione incessante. Per la filosofia del Teatro, tutto
è interpretazione. In tutti i casi si tratta di interpretazioni, vale a
dire di proiezioni di schemi esplicativi astratti sulle percezioni dei nostri
sensi, in vista di donarci una rappresentazione unificata dove le relazioni unificatrici
sono prodotte dalla ragione. Il Teatro mette in gioco tutta una metodologia di
aperture, di rotture che rifiutano alle parole e alle idee la chiusura nell'idolatria
della loro verità. Il Teatro come scuola di apprendimento ad aver torto.
Giardini
Pensili
È sempre più un viaggio nella voce. Nell'attraversamento dei
territori della perdita. Ad ogni spettacolo la compagnia si ri-conosce in un'idea
di comunità di singoli dove non è necessario mostrare una verità
- inesistente -.
I
treni di Ozu, il cielo di Wenders. Per anni a ripensarci.
Vedo
come una storia
non può prescindere dalle persone. I nomi si rincorrono
e i campi dell'amore costituiscono il tessuto di un lavoro basato su un'idea di
riconoscimento continuo. Mentre si pongono le stesse e le stesse domande evitando
di dare risposte.
Windscheidstr.
21,
Berlin-Charlottenburg, 25 novembre 1993
(testo
scritto in occasione della lezione tenuta presso la Freie Universität di
Berlino nell'inverno 1993)
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