4a osservazione
Verso le 23,00 giungo a casa di Marco ; non mi sento particolarmente entusiasta pensando di andare al Cocco, infatti mi propongo di rimanere fino alle 2,00. Dico a Marco che sono piuttosto stanco e che avrei preferito andare a casa. Dopo aver salutato la Paola ce ne andiamo alla volta del "CV" dove abbiamo appuntamento con Leonardo e gli altri ra-gazzi. Entriamo in questo locale e beviamo una birra al banco. La musica È alta, le luci soffuse, ai tavoli ci sono numerosi ragazzi intenti a parlare e ridere. Mi guardo spesso at-torno e osservo, Marco alternando birra e rhum mi descrive le caratteristiche del posto e dei frequentatori.
Verso le 24,00 arriva Leonardo, ci dice che gli altri ragazzi ci raggiungeranno diretta-mente al Cocco. Lui beve un rhum, io finisco la birra, ci scambiamo alcune parole e ci diri-giamo verso l'uscita. Ognuno paga il suo, il barista stranamente (a sentire Marco) coi rila-scia lo scontrino. Io e Marco andiamo avanti, Leonardo ci segue a distanza ravvicinata (sembra di partire per una missione speciale).
Saliamo sulla collina di Riccione, le stradine nei pressi del Cocco sono tutte transen-nate per impedire il traffico sul quartiere adiacente. Ci sono parecchie guardie giurate. Pa-cheggiamo la macchina, il parcheggio È grandissimo, semivuoto, si vede il mare, il lucci-chio della riviera, c'È un relativo silenzio e davanti a noi si erge la piramide di vetro. Ci av-viciniamo all'ingresso, parecchi ragazzi attendono in fila per entrare. Sono giovanissimi, vestiti di scuro, parlano fra loro a gruppetti, alcuni dicono di avere soldi contati e di avere cenato con due tramezzini. Mi sento fuori luogo, vorrei sapere cosa pensano di me questi ragazzi.
Entriamo da un ingresso laterale, conosciamo "Red" del servizio d'ordine che È un amico di Marco, poi ci viene incontro Renzo, il direttore del locale. Š spigliato, gentile e da padrone di casa ci fa visitare tutta la discoteca spiegandoci le caratteristiche dei vari privee. Il locale È ancora vuoto, mi colpiscono i colori caldi e gli arredi del Titilla, il contrasto quasi glaciale della zona bar. Durante questa ecursione penso continuamente alla pista grande, non vedo l'ora di vederla. Dopo aver attraversato uno stretto corridoio semibuio la vedo. Š come entrare in un'arena, il mio sguardo va verso l'alto, si vede il cielo. Sono curioso, un po' ansioso, veramente mi aspettavo un impatto pi˜ forte.
Sempre con Renzo torniamo verso l'ingresso, stiamo in cima alla scala, chiacchieria-mo, facciamo domande, i ragazzi iniziano ad entrare. Tutto procede tranquillamente, non si assiste a fenomeni di confusione da stadio, Renzo continua a parlarci del locale, della sua storia, dei problemi che ha avuto negli ultimi anni, del binomio Cirillo-Cocco, della chiusura di due mesi avvenuta un'estate passata, dei frequentatori che per la maggior parte sono abituali, affezionati, fedeli. Renzo si ricorda che Leonardo È fratello di Nicola, si scopre che abitavano nella stessa via e si conoscevano fin da ragazzi. Questo fatto rompe ulterior-mente il ghiaccio e contribuisce a creare un'atmosfera ancor pi˜ familiare dove si parla li-beramente senza riserve, dove ci si sente pi˜ vicini ; infatti iniziamo a darci del "tu".
La musica aumenta di volume e di intensitý, tanti ragazzi si avvicinano al nostro gruppo per salutare Renzo. Sembra che Renzo sia l'amico di ognuno, perchÈ si scambiano confidenze che spaziano anche nell'ambito familiare. C'È un clima festoso, Renzo si alterna fra noi e l'ingresso e continua a distribuire bigliettini (consumazioni). Ascolto le sue parole, provo un senso di soddisfazione perchÈ ho una conferma continua a quanto il nostro grup-po di lavoro aveva ipotizzato. Sembra addirittura che ci fossimo accordati, sembra che Renzo ci dica quello che volevamo sentire. Insiste sul fatto che i ragazzi cercano di usciire dal quotidiano, di rompere per una sera il rapporto con le normali attivitý. Ciparla del "gruppo pensante" del Cocco, composto da 4 persone, ci parla dei temi che propongono, dello sforzo continuo per dare sempre qualcosa di nuovo, del continuo feed-back con i fre-quentatori, del rapporto attento e continuo con loro. Ci dice inoltre che il Cocco dý qualco-sa di pi˜, la serata non finisce nel corso della serata ma probabilmente viene interiorizzata e vissuta pi˜ a lungo. Mi riaffiora l'affermazione di un ragazzo, alcuni anni fa, quando sinte-tizzava cosÏ l'impressione sul Cocco : - Il Cocco ha qualcosa di pi˜, mi da di pi˜ -.
Verso le 24,30 arrivano Roberto, la sua ragazza e le due ragazze del gruppo di lavo-ro. Ci salutiamo ed entriamo nel locale che ora comincia a riempirsi. Attraversiamo la pista del Titilla, la musica È forte, martellante, tutti ballano, il buio si alterna alle luci, in fondo alla parete vengono proiettate immagini, ho la sensazione di perdermi di disorientarmi, cerco di seguire Leonardo che È davanti a me. Tiro un forte sospiro, È impossibile parlare, mi sem-bra di tuffarmi, di dover stare in apnea. Ci ritroviamo attorno ad un tavolo dove con Renzo e Silvia (una animatrice del locale) brindiamo con dello spumante al Cocco. Lei ci invita ad urlare ma noi diamo l'idea di essere un po' "mosci" perchÈ ci dice che dobbiamo urlare pi˜ forte. Attraversiamo di nuovo la pista, ci fermiamo alcuni minuti nella zona bar dove l'ambiente cambia completamente, dove l'atmosfera È molto pi˜ soft. Ci dirigiamo verso la pista grande.
Sono attratto positivamente dal suono, dalle luci, dal movimento, dalla folla che balla davanti a me. Inizialmente mi soffermo ai margini della pista, mi sembra di essere in una cattedrale, davanti a me l'altare con i sacerdoti, intorno a me in pista i fedeli, sopra di me la cupola a piramide, da un lato un'altra pista che fa un tutt'unocon la platea e mi ricorda la scalinata di un'arena, dall'altro una parete con pistole dalla quale escono i bassi. L'atmosfera mi sembra pi˜ piacevole che la Titilla, tutti ballano, dopo un po' di indecisione entro in pista, mi immergo nella folla, mi sento stranamente attratto da questa realtý ma-gnetica, da questo movimento, dalla musica martellante, dalle luci. Mi muovo, mi guardo attorno, a volte per effetto delle luci sembra che tutti stiano fermi, bloccati come in un flash, in un fotogramma. Non mi sento a disagio, non ho l'impressione di essere additato come diverso, anche se mi rendo conto di essere in questa situazione, sia per l'etý che per l'abbigliamento, una delle poche eccezioni, a meno che non si intenda il mio essere una forma di travestimento.
Mi sento sempre pi˜ in "situazione ", mi avvicino all'altare e mi sforzo di individuare fra i vari sacerdoti Cirillo. Continuo a ballare e ogni tanto ho l'impressione che tutto attorno ondeggi, i fari di luce verde sono molto piacevoli, attraversano tutta la pista, tutti noi, anche il fumo che si alza da vari punti avvolge tutti in una nebbia colorata. Non percepisco attorno a me tensione, rabbia o aggressivitý, ma un senso di diffuso piacere, una voglia di lasciarsi andare, di staccarsi, di volere un senso di alleggerimento. Quando ci sono stacchi di musi-ca questa atmosfera si interrompe e si sentono fischi, mi vengono in mente le parole di Renzo, quando diceva che si fanno fare degli stacchi per evitare di creare troppo entusia-smo, che a volte determina situazioni problematiche e di difficile gestione. Ho avvertito in pista il senso di coesione, nomn ho sentito perÚ quella tensione o vibrazione o forte carica della quale altri hanno parlato ; lo stesso Renzo ha detto che certe sere, vuoi per la musi-ca, vuoi per gente si crea un clima molto intenso.
Verso le 3 ci siamo ritrovati al Titilla, abbiamo bevuto nuovamente, ci siamo scambiati nuove impressioni, io e Leonardo abbiamo deciso di andare. Siamo andati al guardaroba, abbiamo preso i cappotti, poi sono rientrato per portare lo scontrino a Marco. Ho anche sbagliato strada per uscire dal privË ; il buttafuori ha urlato mentre un ragazzo travestito da suora mi ha gentilmente indicato la giusta direzione. Non avvertivo pi˜ la stanchezza, sarei rimasto ancora, ma pensavo che mi sarei dovuto alzare dopo poche ore. Scendendo le scale ho avvertito il freddo della notte limpida ; avrei voluto ringraziare e salutare Renzo ma non l'ho visto. Siamo usciti nel parcheggio, era affollatissimo, ho salutato Leonardo e sono partito. Addosso mi Ë rimasto uno strano odore ed un senso di gioia ed euforia.